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[#00001] Italiano: La lingua italiana

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Ritratto di Dante

Ritratto di Dante
considerato il padre della lingua italiana di Sandro Botticelli [Public domain], via Wikimedia Commons.

L’italiano è una lingua romanza, basata sul fiorentino letterario usato nel Trecento, a sua volta influenzato dal volgare siciliano illustre elaborato dalla Scuola siciliana di Jacopo da Lentini (1230-1250) e dal modello latino appartenente al gruppo italico della famiglia delle lingue indoeuropee. L’italiano è una lingua ufficiale dell’Unione europea e una delle lingue più parlate al mondo. L’italiano modello è utilizzato da circa 55 milioni di italiani su 60 milioni di abitanti, in parallelo alle varianti regionali dell’italiano, alle lingue regionali e ai dialetti. Per la maggioranza degli italiani è la lingua materna e la lingua per tutti gli scambi della vita quotidiana. L’italiano modello è inoltre la lingua di riferimento per i mezzi di comunicazione nazionali, per l’editoria e per l’amministrazione dello Stato italiano. L’italiano è una delle ventiquattro lingue ufficiali dell’Unione europea ed è lingua ufficiale dell’Italia, di San Marino, della Svizzera, della Città del Vaticano e del Sovrano Militare Ordine di Malta. È seconda lingua ufficiale, dopo il croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno, nei comuni di Ancarano, Pirano, Isola d’Istria e Capodistria in Slovenia. È la seconda lingua più parlata nel Principato di Monaco e parimenti in Albania; è la terza lingua più parlata (53% della popolazione) a Malta; è inoltre diffuso in alcune aree dei paesi mediterranei, nelle ex-colonie e nelle comunità di origine italiana nei diversi continenti. Ne è riportato l’utilizzo in Argentina, Australia, Belgio, Bosnia e Erzegovina, Brasile, Canada, Cile, Croazia, Egitto, Eritrea, Francia, Germania, Israele, Libia, Liechtenstein, Lussemburgo, Malta, Paraguay, Filippine, Porto Rico, Romania, San Marino, Arabia Saudita, Slovenia, Somalia, Sud Africa, Svizzera, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela, Stato Vaticano.

Storia
L’italiano è una lingua neolatina, cioè derivata dal latino volgare parlato in Italia nell’antichità romana e profondamente trasformatosi nel corso dei secoli. L’italiano moderno ha come base il fiorentino letterario usato nel Trecento da Dante, Petrarca e Boccaccio, a sua volta influenzato dal volgare siciliano illustre elaborato dalla Scuola siciliana di Jacopo da Lentini (1230-1250) e dal modello latino.

Dal latino volgare ai volgari italiani
Attraverso una lunga evoluzione, la lingua volgare è diventata l’italiano odierno. In altre parole, già in epoca classica esisteva un “volgare” del latino, pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia. Esisteva poi un latino “letterario”, quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti. A partire dal III secolo d.C., il Cristianesimo introdusse nella lingua latina nuovi significati e nuove esigenze pratiche. Queste nuove prospettive significarono anche un deciso passo verso l’incontro di lingua parlata e lingua scritta: autori come Ambrogio, Girolamo e Agostino adottarono nei loro scritti la lingua del popolo, la lingua di uso quotidiano, introducendo così, e con maggiore forza che in passato, altri elementi dialettali. Con la caduta dell’Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste a una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l’italiano. Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento. Il primo documento di uso di un volgare italiano è invece un placito notarile, conservato nell’abbazia di Montecassino, proveniente dal principato longobardo di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua o “Placito capuano”), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente ai Benedettini dell’abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell’abbazia: « Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. » È una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko (“che”) e il dimostrativo kelle (“quelle”), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano. Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell’ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe).

Dal volgare toscano all’italiano
L’assetto attuale dell’italiano discende in sostanza da quello del volgare toscano trecentesco, ripulito dei tratti più marcatamente locali. Tra i numerosi tratti che l’italiano riprende dal fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono citare per esempio, a livello fonetico, cinque elementi discriminanti individuati da Arrigo Castellani: i “dittonghi spontanei” ie e uo (piede e nuovo invece di pede e novo); l’anafonesi (tinca invece di tenca); la chiusura di e protonica (di invece di de); l’evoluzione del nesso latino -RI- in i invece che in r (febbraio invece di febbraro), il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro). Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a Firenze si distacca però da questo modello, che successivamente viene codificato da letterati non fiorentini, a cominciare da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua (1525), e usato come lingua comune per la scrittura in tutta Italia a partire dalla seconda metà del Cinquecento: nelle parole di Bruno Migliorini, «Se leggiamo una pagina di prosa, anche d’arte, degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del Cinquecento, ci è di solito abbastanza facile dire da quale regione proviene, mentre per un testo della fine del Cinquecento la cosa è assai malagevole». A partire da questo periodo tutti gli storici della lingua parlano quindi ormai di lingua italiana in senso moderno, e non più di volgare fiorentino.

Diffusione dell’italiano nell’uso quotidiano
L’italiano è rimasto per lungo tempo soprattutto la lingua scritta della parte più istruita della popolazione italiana, mentre per l’uso quotidiano erano in pratica usate solo le lingue regionali. Nelle ricostruzioni dei linguisti, fino alla seconda metà dell’Ottocento solo fasce molto ridotte della popolazione italiana erano in grado di esprimersi in italiano. Nel 1861, secondo la stima di Tullio De Mauro, era in grado di parlare in italiano solo il 2,5% della popolazione italiana. Secondo la stima di Arrigo Castellani alla stessa data la percentuale era invece del 10%. In seguito, fattori storici quali l’unificazione politica e la prima guerra mondiale hanno contribuito a una diffusione graduale dell’italiano. Nella seconda metà del Novecento in particolare, la diffusione della lingua è stata rapida anche grazie al contributo della televisione.

Uso in Italia nell’età contemporanea
L’italiano è oggi usato da un’ampia maggioranza della popolazione italiana. Inoltre, la lingua è usata da diverse fasce della popolazione in tutte le situazioni comunicative, sia informali (conversazione in famiglia o tra amici) sia formali (discorsi pubblici, atti ufficiali). Nelle situazioni comunicative informali (e occasionalmente in quelle formali) l’uso dell’italiano alterna in alcune aree geografiche e in diverse fasce della popolazione con l’uso di un dialetto, di una lingua regionale o di una lingua di minoranza.

Percentuali di parlanti in Italia
Secondo un’indagine ISTAT condotta nel 2006 su un campione di 24.000 famiglie residenti in Italia (corrispondenti a circa 54.000 individui), nella conversazione con estranei il 72,8% dei residenti dichiara di parlare “solo o prevalentemente italiano” mentre il 19% dichiara di parlare “sia italiano che dialetto”. Parla invece “solo o prevalentemente dialetto” il 5,4% dei residenti, e “un’altra lingua” l’1,5% (la somma delle quattro voci porta al 98,7%). Almeno il 91,8% dei residenti (somma delle percentuali relative alle prime due scelte) dichiara quindi di essere in grado di parlare italiano. Commentando i dati della stessa indagine, Gaetano Berruto riassume la situazione dicendo che all’inizio del XXI secolo in Italia esiste “una piccola minoranza (di entità difficile da quantificare, forse attorno al 5%, e da cercare prevalentemente fra coloro che sono privi di qualunque titolo di studio), soprattutto nelle generazioni più vecchie e in Italia meridionale, di persone che parlano solo dialetto”. Secondo i dati del Ministero dell’Interno il 95% degli italiani ha come lingua madre l’italiano e il 5% degli italiani non ha come lingua madre l’italiano ma una lingua minoritaria: questi parlanti compongono le minoranze linguistiche.

Fonte (alcune parti):

Lingua italiana. (4 agosto 2014). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 4 agosto 2014, 13:51 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Lingua_italiana&oldid=67352575.

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